Venticinque milioni di giocatori in una settimana, il primo posto tra i videogame più guardati sulla piattaforma di streaming video Twitch, un lancio a sorpresa che ha spiazzato i concorrenti e l’intera comunità videoludica. Apex Legends, l’ultima fatica dello studio di sviluppo Respawn Entertainment (proprietà del colosso americano Electronic Arts) è il fenomeno del momento, sta macinando record e scrivendo una pagina del settore videoludico.

Che cosa è Apex Legends

Apex Legends è un videogioco gratuito, disponibile per Pc e per le console PlayStation 4 e Xbox One. Si tratta di uno sparatutto in prima persona (in inglese First Person Shooter) da giocare in modalità battle royale (sfida all’ultimo sangue, ndr): sessanta giocatori, divisi in squadre da tre, si sfidano in contemporanea su un’unica ed estesa mappa in una partita divisa in più round. Ogni round la mappa si restringe “costringendo” i giocatori a scontrarsi fino a quando non rimane un solo team.

I player possono scegliere al momento tra otto personaggi, le Leggende appunto, sei disponibili sin dall’inizio e due da sbloccare accumulando esperienza o pagando una piccola cifra. Bloodhound, Gibraltar, Lifeline, Mirage, Pathfinder, Wraith, Bangalore e Caustic sono i nomi degli otto personaggi al momento presenti, tutti con la loro particolare caratterizzazione estetica, peculiari abilità attive e passive che fanno la differenza durante la partita e la divisione in classi tipica del genere: c’è il “tank” forte in difesa ma lento, il medico che serve a curare la squadra ma è debole e via discorrendo.

Le meccaniche sono quelle classiche del genere: durante la partita i giocatori possono accumulare armi, kit di soccorso e armature nascosti nella mappa per migliorare le proprio statistiche e personalizzare il proprio personaggio.

Rispetto ai giochi rivali, come Fortnite, Apex richiede un approccio più strategico e meditato per arrivare alla vittoria: la gestione di una squadra di tre elementi costringe infatti ad adottare tattiche e azioni più complesse e non mancano gli elementi di novità rispetto agli altri big del genere che alterano in maniera significativa il bilanciamento del gioco.

Due esempi su tutti: i personaggi uccisi in battaglia possono essere “resuscitati” all’interno della stessa partita se gli altri compagni di squadra si organizzano e il “time to kill” (il tempo che ci vuole a morire se ci si trova sotto il fuoco nemico) è sensibilmente più lungo rispetto a Fortnite. Un altro dettaglio che incentiva il lavoro di squadra per finire più in fretta il nemico.

Il lancio a sorpresa e i numeri da record di Apex Legends

Per capire meglio l’impatto che Apex Legends sta avendo sul settore videoludico è sufficiente elencare alcuni numeri. Un milione di videogiocatori in appena otto ore dal lancio, venticinque milioni di giocatori totali in una settimana, con un picco di due milioni in contemporanea (Fortnite, per fare un confronto, impiegò 4 mesi circa per arrivare a 30 milioni di giocatori).

I numeri su Twitch, la piattaforma per giocare e vedere altri giocare in streaming, sono ancora più eloquenti: nel momento in cui scriviamo Apex Legends ha in media 274mila persone che lo seguono e ha raggiunto il picco di 674mila persone in contemporanea che lo hanno guardato in streaming per un totale di 53 milioni di ore di spese online. A pagare al momento sono i rivali del settore; Fortnite ha visto a febbraio un calo dell’11 per cento del tempo speso su Twitch, Overwatch del 7 percento e PUBG del 9 percento.

Un boom senza precedenti ottenuto anche con una strategia di lancio unica nel settore videoludico. Apex Legends è infatti stato rilasciato a sorpresa il 4 febbraio: fino a quel giorno nessuno, a parte sviluppatori e produttore, sapevano della sua esistenza. Si tratta di un dettaglio non di poco conto: l’industria dei videogame per sviluppare titoli di questo spessore richiede infatti anni di lavoro: anni durante i quali la stampa di settore viene periodicamente aggiornata con versioni di prova, immagini e dettagli sul gioco in lavorazione, in modo che nella comunità dei giocatori cresca l’attesa per il titolo.

Electronic Arts, colosso americano dietro best sellers come Fifa, ha invece deciso di stupire tutti e tacere fino al giorno della pubblicazione. I motivi possono essere diversi ma probabilmente il più convincente sembra essere l’intenzione di non “allarmare” le case produttrici rivali che avrebbero potuto lanciare altri giochi nello stesso periodo o nello stesso settore, quello caldissimo dei Battle Royale appunto, rovinando i piani di Ea.

L’economia di Apex

Apex Legends è gratuito, ma con tutta probabilità sta già arricchendo a dismisura il suo produttore. Questo avviene grazie a un sistema già rodato dagli altri Battle Royale come Fortnite e in parte Overwatch. Se il gioco infatti non costa nulla, è all’interno di questo che si possono spendere soldi. Usando il denaro vero è infatti possibile acquistare le monete virtuali che permettono di ottenere particolari personalizzazioni estetiche per il proprio personaggio o per le armi, metalli per il crafting, sbloccare personaggi immediatamente e altre ricompense simili.

Si tratta sempre di modifiche estetiche che non hanno un impatto sul gioco vero e proprio: non si tratta insomma del famigerato “pay to win”, una tendenza sempre più diffusa nei titoli moderni e che permette a chi ha più denaro di ottenere vantaggi sugli avversari. Fenomeno che ha arricchito molti produttori ma è visto in maniera estremamente negativa dai giocatori più hardcore.

Per avere un’idea del potenziale di questo sistema economico basta guardare Fortnite, il battle royale più diffuso che Apex sta cercando di soppiantare. Nel 2018 il suo produttore Epic Games ha incassato 3 miliardi di dollari grazie alle microtransazioni del gioco e il valore dell’azienda è arrivato a 15 miliardi di dollari.

La cura Apex sta già facendo bene al suo produttore Ea, le cui azioni prima del lancio erano quotate a Wall Street intorno agli 88 dollari e il 13 febbraio valgono oltre 102 dollari.

Chi c’è dietro Apex Legends: storia di Respawn Entertainment

Apex Legends è l’ultimo titolo di Respawn Entertainment, studio di sviluppo fondato nel 2010 da James West (nel frattempo ritiratosi dal settore) e dall’attuale Ceo Vince Zampella. E la storia di questo duo e delle loro aziende ricorda quella di Steve Wozniak e Steve Jobs, i fondatori di Apple.

Ma cominciamo dall’inizio: James e Vince si conoscono per lavoro nel 1997 e in breve tempo diventano amici. West pochi anni dopo viene assunto in una sconosciuta startup dell’Oklahoma, dal nome “2015”, e convince Zampella a entrare nel team. Il primo gioco su cui lavorano sarà il porting (processo di trasposizione, ndr) su Pc della serie Medal of Honor di Electronic Arts (EA).

La casa produttrice non ha grandi ambizioni per il titolo, tanto da lasciare lo sviluppo in mano a un team sconosciuto e appena nato: i veri soldi si fanno già su console e i titoli per Pc non guadagnano mai molto. Eppure a inizio 2002, con il rilascio del gioco Medal of Honor: Allied Assault, EA si trova davanti a un ottimo titolo che risolve alcuni storici problemi dei First Person Shooter su Pc, convince la critica e ottiene anche ottimi incassi. West e Zampella decidono allora di abbandonare lo studio 2015 e di portarsi dietro venti dei ventisette sviluppatori che la componevano, motivo per cui verranno denunciati dall’allora proprietario (secondo cui i due hanno cospirato in segreto per anni).

Fondano un nuovo studio, Infinity Ward, destinato a segnare la storia dei videogiochi. Provano a bussare alla porta di EA, contenta per il gioco sviluppato in 2015. Ma non ottengono nulla. E allora vanno dal principale rivale, Activision, che compra per un totale di 5 milioni di dollari il loro studio e li mette al lavoro su quello che diventerà il franchise più remunerativo della storia dei videogame: Call of Duty. Gli Infinity War pubblicano Call of Duty nel 2003, Call of Duty 2 nel 2005. E si arriva poi al capolavoro di Call of Duty 4: Modern Warfare del 2007, titolo che spazza via ogni record di incassi e convince critica e pubblico.

Nel frattempo, nonostante i miliardi di dollari incassati da Activision, i rapporti tra il duo West e Zampella e la casa americana (che chiede costantemente nuovi capitoli della saga così remunerativa) iniziano a deteriorarsi. Il colosso americano, che vuole riprendere in mano il franchise più prezioso, arriva al punto di controllare “militarmente” lo studio degli Infinity Ward e, dopo essersi rifiutata di pagare i bonus produzione, licenzia in tronco West e Zampella.

Ne nascerà una lunga diatriba legale che segna la storia dell’industria dei videogame e in cui anche stavolta, come nel caso di 2015, Zampella e West vengono accusati di aver cospirato in segreto per andarsene e fondare uno studio rivale prendendo i migliori talenti da Infinity Ward. Dopo anni di guerra le due parti trovano un accordo di cui non vengono rivelati i dettagli: quello che si sa è che Activision si tiene il marchio Call of Duty, mentre West e Zampella se ne vanno e fondano un nuovo studio: i Respawn Entertainment. E si portano con loro 38 ex dipendenti di Infinity Ward.

Il duo torna allora a bussare alla rivale di Activision, quella Electronic Arts che se li era fatti sfuggire una volta. EA finanzia Respawn e, nell’arco di alcuni anni, compra l’intero studio per un totale di 455 milioni di dollari. West e Zampella si mettono al lavoro sul loro primo titolo, ma la causa con Activision ha rotto qualcosa nel rapporto tra i due. West abbandona il team e si ritira a vita privata: Respawn resta in mano a Vince Zampella.

La nuova società si fa subito notare e pubblica nel 2014 il suo primo titolo: Titanfall, uno sparatutto multiplayer in prima persona ambientato nello stesso mondo di Apex Legends (che è, di fatto, uno spin-off di Titanfall). La critica è abbastanza soddisfatta e le vendite vanno bene, anche se la scelta di pubblicare il gioco solo su Xbox limita significativamente la diffusione del titolo.

Le cose si mettono male invece per il seguito, Titanfall 2 che, nonostante migliori in tutto il suo predecessore, ottiene vendite non soddisfacenti per EA. Da qui arriviamo ai giorni nostri: Respawn viene incaricata di sviluppare un nuovo gioco di Star Wars e tutti scommettono sia al lavoro anche sul terzo episodio di Titanfall. Invece no: in segreto stavano sviluppando Apex Legends.

I prossimi passaggi

Nelle interviste rilasciate alla stampa di settore, il Ceo di Respawn Entertainment Vince Zampella ha annunciato l’arrivo di novità per Apex Legends già a partire dalle prossime settimane. “Siamo appena all’inizio del viaggio – ha dichiarato a VentureBeat – Ci saranno nuove mappe, nuove modalità, nuovi personaggi, nuove armi e nuove skin. Ci sarà una tonnellata di roba che arriverà da quest’anno fino ai prossimi dieci. Dipende tutto da quanto successo avrà il gioco”.

Il progetto Apex Legends, come era facile immaginare, è insomma destinato a una lunga e costante evoluzione. I rumors del settore prevedono come prossimi e più probabili arrivi di peso le modalità per il gioco singolo e quello in squadre da due, oltre a un periodico aggiornamento delle personalizzazioni, vera gallina dalle uova d’oro per i produttori.

In parallelo allo sviluppo del gioco, Electronic Arts dovrà combattere per mantenerlo il “centro” del settore Battle Royale: operazione che è già stata avviata. Il 12 e il 19 febbraio sono infatti stati lanciati i primi tornei ufficiali del gioco con un montepremi di 200mila dollari: un modo per attirare e mantenere alta l’attenzione dei giocatori hardcore, degli streamer e degli influencer sempre più importanti in questo mercato.

Proprio su queste categorie di giocatori si sta negli ultimi giorni registrando un significativo travaso a favore di Apex e ai danni di Fortnite. La stampa di settore riporta l’opinione di molti streamer importanti (sono i giocatori che giocano in diretta su Twitch e hanno molti follower) che hanno deciso di abbandonare almeno per il momento Fortinite per colpa degli “stream sniper”, giocatori che guardano le partite condivise in diretta dai loro rivali mentre li stanno sfidando e riescono così a conoscerne le mosse.

A proposito di Fortnite: il re al momento spodestato difficilmente resterà fermo e, con tutta probabilità, già nei prossimi giorni lancerà le sue contromosse per riprendersi il centro della scena, magari approfittando dell’inevitabile calo dell’attenzione che Apex dopo le prime settimane dell’effetto novità registrerà. Fortnite ha dalla sua parte infatti una immensa base di utenti, uno stile di gioco più adatto ai gamer casuali e il vantaggio di essere diventato un fenomeno pop. Lo dimostrano le esultanze dei calciatori che imitano i balletti dei suoi personaggi o l’organizzazione di veri e propri eventi sulla sua piattaforma, come il concerto di Dj Marshmello seguito da 10 milioni di giocatori.

Fonte: https://www.agi.it/economia/apex_legends_storia-4993269/news/2019-02-14/